Pochi giorni fa, in un discorso carico di implicazioni, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha definito il futuro del suo Paese come “Atene e Super-Sparta”. Non un’espressione casuale: Sparta, nella memoria storica, non è solo la città dei guerrieri delle Termopili, ma un modello di società rigidamente militarizzata, fondata sulla supremazia dello Stato sull’individuo, sull’apartheid degli iloti e sul culto della morte eroica. È stata celebrata dal Terzo Reich come paradigma ariano, opposta a un’Atene vista come debole e decadente.
Oggi, quel mito spartano conosce una rinascita tra i nazionalismi: dai neocon americani a Trump, fino all’estrema destra europea. Lo si vede nei riferimenti al film 300, negli slogan delle lobby pro-armi statunitensi, nei vessilli delle marce di Alba Dorata. Netanyahu si inserisce in questa corrente, ma con un calcolo preciso: Sparta come giustificazione politica di una società fondata sull’assedio permanente e sulla repressione.
Atene sacrificata
Israele è stato spesso descritto come una piccola Atene del Medio Oriente: creativa, innovativa, vivace. Le università, la letteratura, la musica e le arti lo dimostrano. Ma la bilancia pende sempre più verso Sparta.
Le scene di Gaza parlano da sole: centinaia di carri armati, bombardamenti incessanti, ordigni incendiari sui civili, molti dei quali bambini. “Gaza brucia”, ha esultato il ministro della Difesa Israel Katz, riecheggiando l’orrore finale di Apocalypse Now. L’orrore che nel film era destino subito, qui diventa destino inflitto.
La cultura non scompare, ma viene messa ai margini: i romanzi di Yehoshua, le sinfonie di Barenboim, i coreografi di Tel Aviv sono poco più che orpelli se la priorità nazionale resta armarsi e attaccare con ogni mezzo. Una società che si definisce “Super-Sparta” non può restare davvero Atene: la militarizzazione divora lo spazio della libertà e del pensiero critico.
La visita di Rubio e la sottomissione americana
L’offensiva israeliana su Gaza è stata preceduta dalla visita di Marco Rubio, nuovo capo ad interim del Dipartimento di Stato americano. La sua presenza ha sancito l’appoggio degli Stati Uniti al genocidio in corso, mentre l’inaugurazione del tunnel della “Via del pellegrinaggio”, scavato sotto le case palestinesi presso la moschea di al-Aqsa, ha simboleggiato il riconoscimento americano della sovranità israeliana su Gerusalemme Est.
Contemporaneamente, circa 250 parlamentari americani sono giunti in Israele: la delegazione bipartisan più ampia mai vista. Netanyahu li ha accolti accusando Qatar e Cina di alimentare campagne ostili, e invitandoli a unirsi a una crociata anti-cinese. Così Israele si propone non solo come potenza regionale, ma come avanguardia della guerra globale.
Super-Sparta e la trappola di Tucidide
Il riferimento di Netanyahu non si esaurisce nell’immagine di Sparta isolata e autarchica. C’è un livello più profondo: la citazione implicita della guerra del Peloponneso e della trappola di Tucidide.
Tucidide, storico ateniese del V secolo a.C., spiegava che il vero motivo dello scontro tra Atene e Sparta non furono episodi contingenti, ma un fatto strutturale:
“Ciò che rese inevitabile la guerra fu la crescita della potenza ateniese e il timore che essa suscitò a Sparta.”
Da allora, gli studiosi parlano di Thucydides Trap: quando una potenza emergente cresce troppo in fretta, la potenza dominante reagisce, e la spirale conduce quasi inevitabilmente alla guerra. È accaduto nel 1914, quando l’Inghilterra non tollerò l’ascesa della Germania; ma il vero vincitore fu un terzo attore, gli Stati Uniti. Così era avvenuto anche in Grecia: Sparta vinse Atene, ma i Persiani furono i beneficiari.
Luciano Canfora lo ha ricordato: la trappola non solo produce guerre, ma crea spazi di opportunità per terzi. Il vincitore militare non coincide quasi mai con il vincitore geopolitico.
Netanyahu, brandendo il libro The Rise and Fall of Athens alla Knesset, ha voluto ammonire: Israele sarà Sparta, pronta alla guerra permanente. Ma nello stesso tempo si offre come partner decisivo nella crociata americana contro la Cina, evocando la trappola di Tucidide per collocarsi al fianco della potenza dominante (USA) nello scontro con la potenza emergente (Cina).
Commento critico
In questa miscela di storia, mito e geopolitica, Israele si presenta come una fortezza assediata, pronta a sacrificare i palestinesi come iloti da schiacciare, a colpire preventivamente l’Iran, e a guidare una crociata contro la Cina. È un progetto lucido e incendiario: non improvvisazione, ma strategia.
Le analogie sono inquietanti:
- Gli iloti spartani ridotti a forza-lavoro e a vite sacrificabili ricordano la condizione palestinese sotto occupazione e assedio.
- Le guerre preventive di Sparta contro i popoli vicini si riflettono nei bombardamenti di Gaza e nelle minacce all’Iran.
- La paura di un intervento straniero a favore degli iloti riecheggia nel timore israeliano che la comunità internazionale riconosca i diritti palestinesi.
Eppure, la storia insegna che Sparta vinse battaglie ma perse la memoria del mondo. Atene, pur sconfitta, è rimasta come simbolo universale di pensiero, arte e libertà.
La lezione di Canfora e di Tucidide
Canfora ci ricorda che la guerra non è mai davvero inevitabile: lo diventa quando la paura e la miopia politica prendono il posto della ragione.
- Nel 1914 i popoli europei furono trascinati in guerra da élite incapaci di tollerare il mutamento degli equilibri.
- Nel V secolo a.C. i greci si autodistrussero, lasciando ai Persiani il ruolo di veri vincitori.
- Oggi, Stati Uniti e Cina si trovano in una dinamica simile. Ma Xi Jinping ha richiamato Tucidide proprio per dire che la guerra può essere evitata.
Questo è il punto cruciale: la “trappola di Tucidide” non è una legge naturale. È una costruzione politica che può essere disinnescata se prevale la ragione.
Morale
Il richiamo di Netanyahu a Sparta non è un vezzo retorico, ma una dichiarazione di campo: Israele sceglie l’assedio permanente, la militarizzazione, il dominio armato.
Ma Sparta, lo sappiamo, vinse guerre e perse la memoria. Atene, pur sconfitta, ha lasciato al mondo filosofia, arte, democrazia.
Se Israele insiste sulla via spartana, rischia di sacrificare la propria anima civile, di restare forte ma sterile, armato ma isolato, temuto ma non ammirato.
La storia avverte: chi sceglie l’orrore come destino da infliggere, finirà per esserne divorato.
