Un momento di meditazione.
….Non posso dire di essere un sapiente. Fui un cercatore e ancora lo sono, ma non cerco più negli astri e nei libri: incomincio ad udire gli insegnamenti che fervono nel mio sangue. La mia storia non è amena, non è dolce e armoniosa come le storie inventate, sa di stoltezza e confusione di follia e sogno, come la vita di tutti gli uomini che non intendono più di mentire a se stessi.
La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente chi luminosamente, secondo le possibilità….
Hermann Hesse
Il passo di Hermann Hesse che si apre con la confessione: “Non posso dire di essere un sapiente. Fui un cercatore e ancora lo sono…” appartiene a Demian, romanzo del 1919 che rimane, per molti lettori, una sorta di iniziazione spirituale. In quelle righe si condensa uno dei nuclei più autentici della sua filosofia: la vita non è un traguardo, ma un cammino, non è un possesso di verità definitive, ma un movimento incessante verso se stessi.
Hesse non si presenta come maestro, ma come compagno di strada. Rifiuta l’idea di una sapienza piena, conclusa, e insiste invece sul cercare. Non più nei libri o negli astri, dice, ma nel sangue: cioè nella vita vissuta, nell’esperienza concreta, anche nelle cadute. È un passo significativo, perché segna il distacco dall’intellettualismo che accumula nozioni senza trasformare la vita, e rivendica il valore dell’ascolto profondo di ciò che si agita dentro di noi.
La sua storia, precisa Hesse, non è “amena”, non ha il dolce equilibrio delle narrazioni armoniose: è fatta di stoltezza, follia, sogno e confusione. Qui c’è una delle intuizioni più potenti: non esiste autenticità senza il coraggio di guardare in faccia la propria imperfezione. La vita vera non è un romanzo lineare, è frammento, contraddizione, ferita, illusione che si infrange, eppure proprio in questa confusione trova la sua dignità. Chi smette di mentire a se stesso, chi rinuncia a fingere di essere “già arrivato”, scopre che il cammino è l’unica forma possibile di compimento.
“Ogni uomo è una via verso se stesso, un tentativo di via, l’accenno di un sentiero”. La frase è di una lucidità quasi spietata: nessuno è mai interamente se stesso, ognuno resta incompiuto. E tuttavia ognuno cerca di diventarlo, chi in sordina, chi con maggiore luce. Non importa la perfezione, conta la fedeltà al cammino. In queste parole si coglie una critica sottile al mito della riuscita e del successo, che oggi domina in forme ancora più aggressive che ai tempi di Hesse: l’idea che l’uomo si definisca nel suo risultato, nella sua performance, viene qui ribaltata. L’essenziale non è raggiungere una meta, ma restare in cammino verso ciò che si è veramente.
Si potrebbe definire questo brano un piccolo manifesto dell’autenticità. È un invito a smascherare le maschere, a non rifugiarsi nella menzogna di sé, a non costruirsi vite romanzate e false, ma ad accogliere l’imperfezione come parte della verità. È anche una lezione di umiltà e di coraggio: umiltà, perché nessuno è mai compiutamente sapiente; coraggio, perché la via verso se stessi richiede di affrontare il dolore, la follia, la paura di guardarsi dentro.
Dentro queste righe c’è anche il riflesso del dialogo che Hesse aveva allora con la psicoanalisi junghiana: l’idea di un sé da integrare, di un cammino che non elimina l’ombra ma la accoglie, che non mira all’armonia esteriore ma a un’unità interiore, fragile e luminosa. È per questo che Demian, e più in generale la scrittura di Hesse, parla ancora oggi: perché libera dall’ossessione del successo e restituisce valore al semplice “tentare una via”, al vivere come ricerca.
In definitiva, queste parole insegnano che la vita vera non è quella che appare senza crepe, ma quella che osa riconoscere le crepe come parte del disegno. È un invito a vivere non mentendo più a se stessi, sapendo che nessuno sarà mai interamente sé stesso, e che proprio questa incompiutezza è la sostanza dell’umano. In questo, Hesse resta un compagno fedele: non un sapiente che dispensa verità, ma un viandante che ci ricorda che ogni passo, anche incerto, può avvicinarci a ciò che siamo.

L’uccello che rompe il guscio dell’uovo: uno dei simboli centrali di Demian, immagine di rinascita e liberazione.