Chi paga davvero le tasse in Italia?

I numeri ufficiali ci dicono una verità semplice e dura. In Italia i contribuenti sono circa quarantuno milioni, ma solo trentuno milioni versano davvero almeno un euro di Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Gli altri risultano a credito o esclusi: perché hanno redditi troppo bassi, o perché rientrano nelle aree di esenzione fissate dalla legge.

Quindi quasi un quarto della popolazione fiscale non contribuisce. Ma attenzione: non si tratta sempre di “furbi”. Dentro questo gruppo ci sono i poveri, i disoccupati, i giovani senza lavoro, chi guadagna così poco da non superare la soglia. Non sono loro il problema.

Il problema vero sta altrove: nella concentrazione del gettito e nell’evasione. Oggi il settanta per cento dei contribuenti paga meno del venti per cento dell’imposta, mentre il trenta per cento più controllato e tracciato – dipendenti e pensionati in primo luogo – regge da solo oltre l’ottanta per cento del carico fiscale. È qui che si crea la frattura sociale: pochi pagano tanto, molti pagano poco o nulla.

In questa forbice si annida l’evasione. Non è un mistero: secondo i rapporti ufficiali del Ministero dell’Economia, l’Irpef evasa da autonomi e imprese vale circa trenta miliardi l’anno. Significa che c’è un pezzo di Paese che lavora, guadagna, ma si sottrae al dovere comune di contribuire. Non per povertà, ma per scelta.

C’è poi l’elusione, cioè il gioco delle grandi aziende e delle multinazionali che spostano utili all’estero, aprono sedi nei paradisi fiscali o sfruttano regimi agevolati cuciti su misura. Tutto legale, ma ugualmente ingiusto, perché lascia il conto da pagare ai soliti noti.

Il risultato è chiaro: chi non può evadere, perché ha lo stipendio o la pensione tracciata alla fonte, si trova a pagare anche per chi evade o elude. È come una famiglia in cui tre fratelli a tavola dividono il conto: due tirano fuori i soldi, il terzo mangia e se la ride.

E allora, fino a quando il Paese può reggere questo gioco? Vale ancora la pena essere onesti, o dobbiamo rassegnarci a vivere in un Paese dove vincono i furbi e perdono i giusti?

Una risposta c’è, anche se non semplice: senza i contribuenti onesti l’Italia crollerebbe. La diga oggi regge solo grazie a loro. Se però dovesse cedere, il baratro non risparmierebbe nessuno: travolgerebbe i deboli e, presto, anche i ricchi. Per questo non possiamo rassegnarci: serve più giustizia fiscale, più coraggio politico, più informazione che smascheri chi evade e chi protegge i privilegi.


Sigillo DOVERCI

Denominazione di Origine della Verità Civile

Questo testo è stato scritto senza legami con partiti, governi, lobby o poteri economici.
Si fonda solo su dati ufficiali, fonti verificabili e ragionamenti trasparenti.

Nessun condizionamento, nessuna propaganda, nessun padrone.

È il marchio di chi sceglie di raccontare i fatti e di non tradire la coscienza civile.

Firmato: Intelligenze Associate

Lascia un commento