Arthur Schopenhauer. Come avere sempre ragione. 38 modi.

C’è un celebre scritto di Arthur Schopenhauer intitolato “Eristische Dialektik: l’arte di avere ragione”, composto attorno al 1830 e pubblicato postumo.
È un piccolo trattato ironico e acuto in cui Schopenhauer smaschera i trucchi dialettici con cui, nelle dispute, si può avere la meglio anche quando non si ha ragione.
Il filosofo lo scrive quasi come un manuale di autodifesa intellettuale: mostra come gli uomini, invece di cercare la verità, cercano la vittoria. Ne propongo un rapido minimo sunto. Per invogliarvi a leggerlo e capire i segreti delle tecniche usate in televisione nei dibattiti politici.

Schopenhauer, filosofo della lucidità spietata, scrisse questo trattatello come un’operazione di smascheramento: non per insegnare a mentire, ma per svelare come la menzogna e l’orgoglio si travestono da ragione nelle discussioni quotidiane.
Il titolo completo era Eristische Dialektik, cioè “dialettica eristica”, dal greco eris, “contesa”. L’arte della contesa, non della verità.

Lo spirito dell’opera è ironico, ma non leggero: mostra la miseria dell’animo umano quando l’amor proprio prevale sul vero.
Ecco dunque, una per una, le 38 armi dialettiche con cui l’uomo, più che cercare la verità, cerca di trionfare.
Accanto ad ogni stratagemma, un commento per l’oggi — la vita, la politica, i media.


1. Ampliare troppo la tesi dell’avversario

Consiste nel far sembrare che l’altro abbia detto più di quanto abbia effettivamente detto, così da poterlo smentire più facilmente.
Se qualcuno dice “servirebbe regolare i social network”, tu rispondi: “Ah, quindi vuoi la censura totale?”.
Commento: la manipolazione per iperbole è la prima arma dei sofisti moderni. Oggi si chiama polarizzazione.


2. Usare parole ambigue o ambivalenti

Si cambia il significato di una parola nel corso della discussione. Così, “libertà” può passare da libertà di coscienza a libertà economica, o “popolo” da comunità civile a massa indistinta.
Commento: nei talk show questa tecnica è l’aria che si respira.


3. Prendere una tesi alla lettera quando era figurata (e viceversa)

Se qualcuno usa una metafora, la si interpreta in modo letterale per ridicolizzarla.
Commento: lo fanno i cattivi giornalisti quando vogliono demolire un intellettuale scomodo.


4. Sostenere una tesi diversa ma simile

Si sposta il discorso su un tema affine ma più vantaggioso per sé.
Esempio: invece di discutere di “ingiustizia sociale”, si parla di “meritocrazia”.
Commento: tecnica dei politici che cambiano campo come nel calcio: parlano d’altro ma fanno finta di rispondere.


5. Imporre le proprie premesse

Chi apre la discussione tenta di far accettare all’altro alcune premesse implicite — spesso false — da cui poi discenderà tutto il resto.
Commento: “Lei ammetterà che l’uomo è egoista per natura, dunque…” — e da lì parte una costruzione ideologica.


6. Usare domande a trabocchetto

Domande che contengono già la colpa. “Hai smesso di dire bugie?”
Qualunque risposta implica colpa.
Commento: oggi si chiama framing, la cornice mediatica che decide prima ancora del contenuto.


7. Fare ammettere piccole cose per poi farne derivare di grandi

Il principio del salame: far concedere una fettina per volta. Alla fine l’avversario si trova costretto a riconoscere l’intero maiale.
Commento: logica dei trattati internazionali o delle clausole bancarie.


8. Usare l’autorità invece della ragione

Citare “l’esperto”, “l’università”, “il premio Nobel”.
Commento: Schopenhauer li chiamava argumenta ad verecundiam, oggi li chiameremmo fact-checkers interessati.


9. Usare il consenso come prova

“Lo pensano tutti, quindi dev’essere vero.”
Commento: l’argomento democratico applicato alla verità: il più subdolo.


10. Interrompere e confondere

Se l’altro sta argomentando bene, lo si interrompe, si cambia tono o si disturba.
Commento: oggi si chiama debate control. In televisione è una regia, non un errore.


11. Far perdere il filo all’avversario

Lo si distrae, lo si provoca, lo si costringe a deviare.
Commento: usato magistralmente nei social network: l’attenzione è la prima vittima.


12. Usare argomenti falsi come se fossero veri, contando sull’ignoranza altrui

Schopenhauer lo dice con ironia: “Se il pubblico non sa di logica, tanto meglio”.
Commento: il principio base della propaganda.


13. Passare alla confusione emotiva

Far arrabbiare l’avversario. Quando perde la calma, perde anche la chiarezza.
Commento: la rabbia è il fumo che offusca la ragione.


14. Chiedere troppo, ottenere poco

Si pretende più di ciò che si vuole davvero, per poi sembrare concilianti quando si accetta di meno.
Commento: tecnica di ogni negoziatore e di molti governi.


15. Fingere che una tesi sia autoevidente

“È ovvio che…” – il modo più pigro di eludere la dimostrazione.
Commento: quando qualcuno dice “è ovvio”, ricordati che probabilmente non lo è affatto.


16. Usare esempi rari o eccezioni per confutare una regola

Una volta un povero ha truffato una banca, quindi la povertà non giustifica.
Commento: oggi è la logica dei titoli di cronaca.


17. Ridurre la tesi al ridicolo

Se non puoi smentire un’idea, deridila.
Commento: il ridicolo è l’arma della mediocrità contro il pensiero libero.


18. Fingere di non capire

È un modo di disarmare l’altro: lo si costringe a ripetere, a irritarsi, a sbagliare.
Commento: molti capi lo fanno con i subordinati per conservare la superiorità.


19. Mutare la direzione dell’argomento

Quando si è in difficoltà, cambiare tema o fare un salto di livello (“questo è un problema più grande”).
Commento: classico di chi perde una discussione ma non vuole ammetterlo.


20. Fare ammettere una contraddizione apparente

Si mette in trappola l’altro con due frasi apparentemente incompatibili, anche se non lo sono davvero.
Commento: la dialettica del sofista: mostrare il falso come paradosso dell’altro.


21. Usare una falsa alternativa

“O sei con noi o contro di noi.”
Commento: una delle più tossiche del nostro tempo.


22. Usare la rabbia come strumento di intimidazione

Mostrarsi offesi o indignati per far retrocedere l’altro.
Commento: oggi si chiama “cancel culture”.


23. Sostenere che l’avversario contraddice sé stesso

Anche se non è vero, basta insinuarlo.
Commento: l’ombra del sospetto logora la fiducia del pubblico.


24. Tirare conclusioni arbitrarie

Collegare due fatti che non hanno nesso, ma con tono assertivo.
Commento: base di tutta la comunicazione manipolatoria.


25. Fingere di concedere ciò che non si concede

Si dice “sì, certo” ma si cambia leggermente il senso.
Commento: il sì che nasconde il no.


26. Usare il silenzio come arma

Tacere al momento giusto per far credere che l’altro abbia detto qualcosa di assurdo.
Commento: il silenzio può ferire più di mille parole.


27. Mostrarsi trionfanti

Quando l’altro tace o si ferma, proclamarsi vincitori.
Commento: lo fanno i dibattiti televisivi e i tweet.


28. Confondere causa ed effetto

Attribuire a un effetto il ruolo di causa.
Commento: “La povertà nasce dai poveri che non vogliono lavorare.” È una perla di rovesciamento.


29. Spostare l’onere della prova

Costringere l’altro a dimostrare la propria innocenza, come nei processi inquisitori.
Commento: oggi il sospetto è sufficiente a condannare.


30. Usare analogie false o fuorvianti

Mettere sullo stesso piano cose incomparabili.
Commento: “I vaccini sono come le cinture di sicurezza.” Frase che evita ogni analisi.


31. Usare la pietà o la morale come scudo

Fare leva sul sentimento morale per evitare la logica.
Commento: “Come puoi dire questo alle vittime?” – risposta che non argomenta, ma colpevolizza.


32. Usare il pubblico come alleato

Se la discussione è in pubblico, conquistare la folla, non la verità.
Commento: “Populus vult decipi.” E Schopenhauer lo sapeva bene.


33. Insistere con la ripetizione

Ripetere una falsità finché diventa plausibile.
Commento: il principio della propaganda di Goebbels, nato qui.


34. Fingere di non aver capito l’obiezione

E tornare da capo, come se nulla fosse.
Commento: utile per stancare l’interlocutore onesto.


35. Giocare con le definizioni

Cambiare la definizione delle parole in corsa.
Commento: oggi si chiama “guerra semantica”.


36. Usare l’argomento dell’eccezione gloriosa

“Eppure Einstein era ebreo, dunque non può esistere antisemitismo.”
Commento: un esempio basta a far dimenticare migliaia di controprove.


37. Fare leva sul tempo o sull’urgenza

“Non c’è tempo per discutere, bisogna agire.”
Commento: così si giustificano le decisioni più autoritarie.


38. Quando tutto fallisce: insultare.

È l’ultima risorsa, dice Schopenhauer. Quando la ragione è perduta, resta la violenza verbale.
Commento: segno inconfondibile che la verità non è con chi urla.


Conclusione

Schopenhauer chiude il suo catalogo con un sorriso amaro: chi conosce questi stratagemmi, dice, deve usarli solo per difendersi, mai per offendere.
Il vero saggio non vuole vincere la disputa, ma comprendere la realtà.

L’arte di avere sempre ragione, dunque, non è la via del filosofo, ma dell’egocentrico.
Sapere come funziona serve a riconoscere i sofisti, i manipolatori, i retori dell’epoca dei talk show.
L’unico antidoto, scrive implicitamente Schopenhauer, è la calma dell’intelligenza: la capacità di non lasciarsi trascinare dalla vanità.

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