Angelo d’Orsi. Censurato preventivamente.

Fatti che si ripetono. La libertà vigilata.

Prendo l’abbrivio da notizie ricevute e dagli articoli pubblicati in questi giorni sul Fatto Quotidiano e sul canale “Scomode Verità” di Alessandro Di Battista.
Si parla di un fatto grave, emblematico del nostro tempo: l’annullamento della conferenza “Russofobia, russofilia, verità” che lo storico Angelo d’Orsi avrebbe dovuto tenere il 12 novembre al Polo del ’900 di Torino.
Un evento cancellato prima ancora di svolgersi.
Una censura preventiva, motivata dal timore di un pensiero non conforme.


Chi è Angelo d’Orsi

Storico di rilievo internazionale, allievo di Norberto Bobbio, d’Orsi ha insegnato per oltre quarant’anni all’Università di Torino, dove è stato professore ordinario di Storia del pensiero politico.
Ha dedicato studi fondamentali alla cultura torinese, pubblicando La cultura a Torino tra le due guerre (2000), Gramsci. Una nuova biografia (2024) e, di prossima uscita, un volume su Piero Gobetti che completa il trittico con Gramsci e Ginzburg.
Giornalista pubblicista dal 1971, collaboratore di La Stampa e di molte altre testate, è un intellettuale indipendente, non allineato, legato al metodo critico della scuola torinese.
Che nella sua città — la Torino di Bobbio, Gramsci e Gobetti — gli venga impedito di parlare, è un segno dei tempi: la città-laboratorio della libertà intellettuale sembra ora cedere alla paura del dissenso.

I fatti

Il 12 novembre era previsto un incontro pubblico sul tema “Russofobia, russofilia, verità”.
Dopo un post su Facebook di Carlo Calenda, leader di Azione, e un intervento dell’eurodeputata Pina Picierno (PD), è partita una catena di telefonate istituzionali: la Picierno chiede al sindaco di Torino Stefano Lo Russo di “intervenire”; Lo Russo contatta l’assessora alla cultura Rosanna Purchia, che a sua volta si rivolge al Polo del ’900.
Poco dopo, l’evento viene annullato.
Lo stesso Lo Russo dichiara: «Non ho colpe né meriti», mentre la Picierno esulta pubblicamente:

“L’evento di propaganda putiniana previsto al Polo del ’900 per il 12 novembre è stato annullato. Ringrazio il sindaco, il Polo e tutti coloro che si sono mobilitati.”

A quel punto l’ANPPIA nazionale (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) — cui apparteneva la sezione torinese organizzatrice — prende le distanze dall’iniziativa, contribuendo di fatto alla cancellazione.
D’Orsi scopre la notizia del suo “divieto di parola” non da un atto ufficiale, ma da un post sui social.

La logica dell’annullamento

Ciò che colpisce non è tanto l’annullamento in sé, ma la logica che lo sorregge.
Si agisce prima che qualcuno parli, in nome di una presunta “difesa della democrazia” contro la “propaganda”.
Una censura preventiva, dunque, che rovescia il senso stesso di libertà: si impedisce la parola per tutelare la libertà di parola.
La paura di essere etichettati come “filorussi” o “non democratici” genera un conformismo diffuso, e gli enti culturali preferiscono prevenire le tensioni invece che difendere il dibattito.


L’intervento di Di Battista

Nella sua nota, Alessandro Di Battista scrive:

“E questi sarebbero i democratici. Quelli che vogliono insegnarci cos’è la democrazia, ma si organizzano privatamente, sfruttando le proprie posizioni di potere per zittire chi vuole semplicemente raccontare cose diverse dalla narrazione dominante.”

E aggiunge:

“Perché il PD si mobilita per difendere Fiano quando viene contestato da studenti, ma tace se un professore universitario viene silenziato da esponenti istituzionali?”

Di Battista sarà presente, in collegamento, alla conferenza riprogrammata il 12 novembre presso l’associazione “La Poderosa”, insieme a Moni Ovadia e allo stesso d’Orsi.
Il messaggio è chiaro: la libertà non si delega, si esercita.

Il nodo politico e simbolico

L’episodio si colloca in un contesto già segnato da casi analoghi: il boicottaggio del direttore d’orchestra Valery Gergiev a Caserta, e del baritono Ildar Abdrazakov a Verona.
Una catena di interventi “moralmente giustificati” che, nel nome della correttezza politica, stanno ridefinendo i confini del dicibile.
Si può dissentire da d’Orsi, ma non si può impedirgli di parlare.
La democrazia non teme la parola: la censura sì.


La lezione morale

Il caso d’Orsi non riguarda solo un docente, un intellettuale: riguarda l’autonomia del pensiero critico.

Se una conferenza può essere soppressa per un sospetto ideologico, il principio di pluralismo — base dell’università e della cultura — è già compromesso.
Si può dissentire da d’Orsi; non lo si può zittire. Qui passa il confine tra una democrazia viva e una democrazia apparente. Che un intellettuale con il suo curriculum debba difendere il diritto di parola nella città di Gramsci, Bobbio e Gobetti è una sconfitta morale. L’episodio è sintomo del nostro tempo: la guerra delle narrazioni tende a sostituire la ricerca della verità; chi prova a leggere la realtà con occhi autonomi viene sospettato di eresia. “Russofobia” è, oggi, il nome contingente di un fenomeno più profondo: la paura del pensiero libero.

D’Orsi scrive:

“Vengo silenziato in nome della democrazia, di cui l’Occidente sarebbe il faro.”
E il suo caso mostra quanto oggi quella parola — “democrazia” — venga spesso usata come paravento.
Come ricordava Hannah Arendt, la banalità del male politico consiste nell’abitudine a non pensare, nel lasciar fare ai poteri ciò che si ammantano di buone intenzioni.
E come ammoniva Noam Chomsky:
“Se non crediamo nella libertà di parola per le persone che disprezziamo, allora non crediamo affatto nella libertà di parola.”

Che cosa resta

Resta l’impressione che la guerra in Ucraina non sia solo militare, ma anche linguistica e simbolica: una guerra per controllare il racconto, per delimitare il perimetro del pensiero legittimo.
“Russofobia” è solo un nome provvisorio di una malattia più profonda: la paura del pensiero libero.
E ogni volta che la libertà viene sospesa “per prudenza”, la democrazia si ammala un po’ di più.

Cosa penso

«La libertà di formarsi un’opinione senza sorveglianti è parte della dignità personale e della libertà di espressione (art. 21). Chiedo solo questo: che ognuno scelga cosa ascoltare e comprendere, senza che altri decidano al suo posto.
Nessuno è tutore della mia coscienza. Libera deve essere la parola, libero il giudizio.
Donne e uomini: siate fieri di usare la vostra intelligenza.»

Rosa Luxemburg «La libertà è sempre e soltanto la libertà di chi la pensa diversamente»,

Intende questo:

  • La libertà non si misura su chi è d’accordo con noi, ma su chi non lo è.
  • Una libertà che vale solo per chi è “dalla parte giusta” non è libertà, ma privilegio.
  • Difendere la libertà del diverso, dell’oppositore, del critico, è la prova morale della democrazia e della rivoluzione.

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