Scrivo dopo la lettura di un articolo su “analisi difesa”.
Il ministro della Difesa britannico Grant Shapps ha dichiarato pubblicamente che Regno Unito, Francia e Italia hanno fornito all’Ucraina missili da crociera Storm Shadow/Scalp EG, armi a lungo raggio usate da tempo contro obiettivi russi in Crimea e nei territori occupati.
Secondo il ministro britannico, l’Italia avrebbe fornito Storm Shadow all’Ucraina; l’Italia non ha confermato formalmente. Non ho trovato una fonte pubblica che confermi i dettagli del lancio specifico attribuito a forniture italiane. A onor del vero. Resta la parola di Shapps.
La notizia, se confermata, è rilevante perché segnerebbe la prima ammissione esplicita del coinvolgimento italiano in una fornitura di armamenti di questo tipo. Fino ad ora Roma ha mantenuto il massimo riserbo, classificando come “segreti” i dettagli delle proprie forniture militari a Kiev. Il sito The Aviationist, molto affidabile in ambito aeronautico, ha sottolineato che il governo italiano non ha mai annunciato ufficialmente la cessione di Storm Shadow, pur avendone in dotazione circa 200 esemplari. Il ministero della Difesa, interpellato da Defense News, non ha smentito né confermato.
Nel Regno Unito le parole di Shapps sono state lette anche come un messaggio alla Germania, che continua a rifiutare la consegna dei suoi missili Taurus. L’obiettivo politico di Londra sarebbe quindi anche quello di isolare Berlino e rafforzare il fronte dei Paesi “più attivi” nel sostegno militare a Kiev. In Italia, invece, la linea ufficiale del governo è di non divulgare i dettagli degli aiuti, mantenendo un profilo basso, coerente con la prudenza diplomatica tradizionale dell’Italia nel teatro ucraino. Questo in disaccordo con la richiesta di trasparenza avanzata da molti cittadini italiani.
Se la dichiarazione di Shapps è corretta, l’Italia ha fornito armi offensive a lungo raggio — cioè strumenti capaci di colpire ben oltre la linea del fronte, anche in Crimea, che Mosca considera parte del proprio territorio. Sul piano politico e giuridico questo non equivale formalmente a “essere in guerra” con la Russia, perché:
- non vi è una dichiarazione di guerra né un impegno diretto delle forze armate italiane nei combattimenti;
- il diritto internazionale (art. 51 Carta ONU) consente la fornitura di armi a un Paese aggredito.
Ma sul piano sostanziale e politico la distinzione è sempre più labile: fornire a un esercito armi capaci di colpire in profondità il territorio del nemico è un atto di co-belligeranza di fatto, o almeno di partecipazione indiretta a un conflitto.
È la logica delle guerre per procura (proxy wars): non si combatte in prima persona, ma si sostiene in modo decisivo una delle parti in guerra.
Dal punto di vista etico e strategico, ciò pone tre problemi:
- Rischio di escalation – armi a lungo raggio possono colpire obiettivi russi “sensibili” e spingere Mosca a rispondere in modo più duro.
- Perdita di autonomia – l’Italia, agendo, come sembra, senza trasparenza, appare trascinata nella strategia anglo-francese e atlantica, senza un dibattito parlamentare pieno.
- Complicità morale e politica – contribuendo ad alimentare una guerra di logoramento che non mostra vie d’uscita negoziali, l’Italia smette di essere potenziale mediatrice.
Conclusione
Dire che “l’Italia è in guerra con la Russia” sarebbe improprio in senso tecnico, ma non del tutto falso in senso politico. Così è a mio parere e se confermato.
L’Italia partecipa attivamente a una guerra che non controlla, di cui si possono immaginare le conseguenze e sulla quale non esercita alcuna sovranità reale. Non combatte con i propri soldati, ma combatte con i propri arsenali.
È una forma moderna di guerra delegata, “pulita” per l’opinione pubblica interna ma moralmente ambigua.
Lo chiedo come cittadino della Repubblica:
- Possiamo dire che attualmente l’Italia contribuisce militarmente a colpire forze russe?
- Se non è tecnicamente in guerra, come la chiamiamo?
- L’Italia è politicamente coinvolta fino al punto di non potersi più dire neutrale?
- Cosa ne pensano i Russi?
È la logica del “passo dopo passo”: ogni fornitura “mirata” avvicina sempre più l’Europa alla linea rossa, finché la differenza tra aiutare e combattere diventa puramente semantica.

Dopo 80 anni, tutto dimenticato.