Il 10 settembre l’Assemblea degli Ordini Cattolici di Terra Santa (ACOHL) ha convocato al Notre Dame Center di Gerusalemme una conferenza di alto livello dedicata alla questione “Arnona”. Moderato dalla signora Razan Kafiety, Responsabile dell’Ufficio Legale dell’ACOHL, l’evento ha riunito leader ecclesiastici, esperti legali, vescovi, vicari, superiori e rappresentanti di istituzioni cattoliche per affrontare quella che viene definita una delle sfide più urgenti per la Chiesa in Terra Santa. La sessione si è aperta con il discorso programmatico di Sua Beatitudine il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini.
Cos’è l’Arnona
La tassa di Arnona è un’imposta locale israeliana che riguarda le proprietà immobiliari, sia residenziali sia commerciali.
Il termine Arnona ha una radice storica e linguistica antica. Nella Torah e nel Talmud compare come tributo agricolo che gli abitanti versavano alle autorità. In epoca romana e bizantina, in Terra d’Israele esisteva un’imposta con lo stesso nome, riscossa in natura (grano, olio, vino) come decima obbligatoria per mantenere amministrazione ed esercito.
Quando lo Stato di Israele ha istituito il sistema di imposte locali nel XX secolo, il termine è stato ripreso da quella tradizione. Oggi Arnona significa letteralmente “tributo” ed è il nome ufficiale della tassa municipale sugli immobili in tutto Israele.
L’essenziale da sapere
È una tassa comunale annuale, simile a IMU o TARI italiane, ma con caratteristiche proprie. Serve a finanziare i servizi locali: istruzione, pulizia delle strade, raccolta rifiuti, illuminazione, sicurezza urbana.
Chi la paga: ogni persona o azienda che possiede o utilizza un immobile in Israele. Non grava solo sul proprietario, ma anche sull’affittuario.
Come si calcola: dipende dalla grandezza dell’immobile, dal suo uso (abitazione, ufficio, negozio, industria) e dalla zona in cui si trova. Le tariffe, fissate dai singoli comuni, possono variare molto: altissime a Tel Aviv, più basse nelle cittadine periferiche.
Particolarità: non è legata al valore di mercato dell’immobile ma a dimensione e destinazione d’uso. Sono previste riduzioni per categorie sociali come anziani, disabili, famiglie a basso reddito e studenti.
Attualità e polemiche
Negli ultimi mesi si parla molto di Arnona perché il governo israeliano, con le nuove politiche economiche e di guerra, ha proposto di modificarla o aumentarne l’impatto per reperire fondi. Alcuni comuni hanno protestato, temendo che diventi uno strumento centralizzato, sottraendo autonomia alle comunità locali. Inoltre, l’“Arnona Fund” (istituito nel 2023) obbliga alcune città ricche a trasferire parte del gettito verso i comuni più poveri, sollevando nuove tensioni politiche.
La preoccupazione dei cattolici
La grande preoccupazione delle comunità cristiane a Gerusalemme nasce dalla proposta del Comune di applicare l’Arnona anche agli edifici religiosi e caritativi delle Chiese: ospedali, scuole, orfanotrofi, conventi, case di accoglienza. Finora questi luoghi godevano di esenzioni storiche, riconosciute per il loro ruolo spirituale e sociale.
Se la tassa venisse estesa, molte istituzioni cristiane (cattoliche, ortodosse, armene e non solo) rischierebbero di non poter sostenere i costi. Verrebbero colpiti servizi fondamentali offerti a tutta la popolazione, non solo ai cristiani: ospedali e scuole frequentati anche da ebrei e musulmani. Inoltre, si aprirebbe un fronte delicato con lo Status quo religioso di Gerusalemme, regolato da secoli da intese internazionali.
Per i leader cristiani, questa mossa appare come un attacco economico indiretto alla già fragile presenza cristiana a Gerusalemme. Potrebbe spingere le Chiese a vendere proprietà, con il rischio che finiscano in mano a gruppi immobiliari o nazionalisti israeliani. Non a caso si parla di violazione della libertà religiosa e degli accordi internazionali.
Il precedente non manca: nel 2018 il Comune di Gerusalemme tentò di imporre l’Arnona a proprietà ecclesiastiche non strettamente di culto, come alberghi e pensioni. In segno di protesta, le Chiese cristiane chiusero per tre giorni il Santo Sepolcro, gesto eccezionale che fece il giro del mondo. Alla fine il governo sospese la misura.
Oggi la questione si ripropone. Molti temono che, accanto al conflitto con i Palestinesi, Israele stia riducendo anche la presenza cristiana in Terra Santa. È un interrogativo che scuote coscienze e diplomazie, e che rischia di aprire un nuovo fronte in una città già segnata da divisioni e ferite.