Ai confini della realtà
Una bella idea
C’era una volta un pezzo di terra in mezzo al mare. Aveva anche le montagne e i laghi.
In quel luogo lo Stato era doppio: c’era quello di chi faticava e pagava, e lo Stato di chi comandava e decideva. E così il primo Stato — quello dei cittadini — si rivolse al secondo — quello dei capi e dei notabili: “Scusate, potremmo avere scuole moderne, ospedali funzionanti, autostrade, ponti, pensioni dignitose? E magari anche un po’ di cultura?”
Quelli che a quel tempo governavano, che non erano cattivi ma spesso al verde, risposero con aria affranta: “Avete ragione. È giusto. Però c’è un piccolo problema: le tasse che pagate non bastano. Voi volete più servizi di quanti possiamo permetterci con le entrate fiscali che incassiamo. Sapete, ci sono anche tanti che non vogliono pagare e lo dovete fare voi per loro. Non ci sono soldi, purtroppo”.
I cittadini, che sono generosi ma qualche volta distratti e un po’ ignoranti, risposero:
“E allora? Stampateli i soldi! Battete moneta”. I Capi li guardarono con pena, scossero la testa e sospirando “Se stampiamo troppo, l’inflazione ci mangia vivi. Noi e Voi insieme. Facciamo così: ce li prestate voi. Poi li restituiremo. Non è una bella idea?”
Nascita del grande patto, il BTP
Così nacque il patto sottoscritto, semplice, geniale, una grande furbata: “Caro cittadino, tu mi presti, subito, un milione. Solo per qualche anno. Io ti consegno un bel titolo di Stato, chiamiamolo BTP, e ti prometto, lo scrivo e firmo pure, che ogni anno ti pagherò degli interessi (la cedola), e alla scadenza ti restituirò il milioncino. Firmato: la Repubblica dello Stato (Mica un becero qualsiasi.)
Il cittadino pensò: “Meglio a loro che sul conto a zero interessi. Lo Stato non può fallire, giusto?” E comprò, contento, i BTP.
Lo Stato prese i soldi, costruì scuole, ospedali, autostrade, rotonde, elargì bonus, sussidi, un pochi li sprecò o li usò in compagnia con gli amici. Ma ce n’erano per tutti.
Per un pò, tutto funzionò.
Il momento della verità
Passarono gli anni. Arrivò il giorno in cui lo Stato doveva restituire il milione. Gli addetti aprirono il portafogli e scoprirono che era vuoto. Erano stati spesi tutti i soldi.
Allora il portavoce dello Stato dice ai cittadini, abbassando gli occhi: “Cari amici… per restituirvi i soldi che mi avete prestato…dovreste prestarmene altri.”
E i cittadini, un po’ confusi ma fiduciosi, prestarono ancora. Successe proprio questo: lo Stato cominciò ad usare i soldi dei nuovi sottoscrittori per ripagare i vecchi.
Un vecchietto con la barba e il bastone, titubante e malfermo, durante l’assemblea alzò la mano: “Scusate… a me sembra un po’ come lo schema Ponzi, la catena di Sant’Antonio”.
Il Rappresentante dello Stato, uno che se ne intendeva di economia e finanza, rispose indignato: “Ma che dice. Assolutamente no! Ponzi era un truffatore. Noi siamo uno Stato sovrano! Io non nascondo niente: faccio tutto alla luce del sole.”
Ed era vero: il meccanismo sembra copiato, identico nella forma al “Ponzi”, ma è legale, regolato e istituzionalizzato.
Il debito che non diminuisce mai
Così la giostra continuò a girare. Lo Stato da allora mise in asta sempre nuovi titoli. Pagò regolarmente quelli in scadenza. Il debito non scese, anzi aumentò, e aumenta tutt’oggi, anno dopo anno.
Alcuni illusi, che avevano detto agli altri: è una cosa provvisoria, si dovettero ricredere. Oggi lo possiamo dire con certezza: è permanente. Per fortuna che la giostra gira e l’orsetto è la che aspetta che tu lo prenda.
Il grande non detto
A questo punto immagino che tutti aspettiate che entri in scena il grande protagonista, il Signor Futuro. In verità, ogni tanto anche nella realtà qualcuno si ricorda di lui, a bassa voce o con qualche riga sul giornale. Quando arriverà, che dirà il futuro di questa storia? Perchè è sotto gli occhi di tutti: il debito pubblico non scade con chi lo crea, si trasmette di mano in mano. Va sempre avanti.
Se oggi lo Stato si indebita per 100 miliardi, e fra 30 anni non avrà estinto quel debito, a pagare saranno i figli, i nipoti, i pronipoti e avanti di questo passo. Anche chi non era ancora nato mentre il debito veniva acceso
Nessuno lo dice esplicitamente, ma il messaggio reale è: “Io spendo oggi. Tu pagherai domani. Loro pagheranno dopodomani.” E quelli del dopodomani non votano oggi, quindi non protestano.
Che succede se i cittadini smettono di prestare?
Non è una ipotesi assurda. Potrebbero stancarsi, non avere più soldi, trovare qualcun altro che offre interessi più sostanziosi. Ma forse è una domanda vietata, meglio non farsela, lasciamo perdere? Dai, tenetevi forte.
La risposta potrebbe angosciare:
• il default dello Stato, la catastrofe
• stampare moneta =carta straccia
• lo Stato disperato che alza le tasse
• tagli alle pensioni, sanità, servizi
• chiedere aiuto in ginocchio alle Banche Centrali
• svendere l’oro delle riserve, i lingotti che sono in America, o vendere laghi, opere d’arte, immobili di pregio
Fantasie? Distopia? Robe da matti?
Così funziona la grande macchina
Vediamo di non perdere il filo del racconto. Non distrarsi e non fare brutti pensieri. Dove siamo arrivati?
Siamo arrivati che lo Stato ha promesso di restituire, ma non ha soldi, deve emettere nuovi titoli, con i nuovi paga i vecchi, il debito aumenta, il popolo convinto continua a sottoscrivere, i Capi sorridono e si fregano le mani.
Morale: il presente si finanzia ipotecando il futuro. Ma non chiamatela truffa, inganno. Chiamatela: stabilità finanziaria, abbiamo i conti a posto. Lo certificano i revisori.
I Geni e l’Inflazione
I Geni esistono davvero. E sono vicini a noi, sempre al lavoro. Ma aspettate un attimo, prima devo presentare un altro personaggio, importantissimo.
La Sig.ra Inflazione, di professione ballerina.
Si presenti: “Sono qui per aiutarvi tutti. Sono una esperta dei numeri danzanti, io ballo con le percentuali”.
Voi tutti leggete i giornali, ascoltate la TV: un giorno l’inflazione è al 3%, dopo un po’ è il 2%, arriva un altro dice 4%. Il giorno dopo altri numeri, tutto un su e giù.
Poi sembra sparire, altri dicono è nascosta, oppure invitano a guardare i valori corretti, o le stime preliminari.
Gli economisti, serissimi, insegnano: “Dobbiamo distinguere tra inflazione core, headline, acquisita, attesa, percepita…”
I cittadini, che nel frattempo vedono il prezzo del caffè passare da 1 euro a 1,40, chiedono: E quindi…?
Quella vera e quella raccontata
Chiediamolo alla Sig.ra Inflazione: ma in quanti siete? Può sembrare buffo, ma lei risponde: “Siamo in tre”. E quando lo disse tempo fa lasciò tutti sconcertati, non capì il perché. Le sue parole furono proprio: mi chiamano tutti Inflazione ma in verità noi siamo tre. Tre in uno, e mentre stava spiegando un tale con una tonaca nera la fermò subito.
Ad ogni modo ecco il mistero svelato delle tre inflazioni.
- Quella reale, la vedi al supermercato
- Quella percepita, nelle tasche
- Quella ufficiale, nei telegiornali o sul Sole24ore.
E spesso non coincidono. Ma se qualcuno osa chiedere: “Scusate… ma come può essere al 2% se pago tutto il 20% in più?” Viene rimproverato: “Non sei competente. Aggiornati. Fidati dell’ISTAT. Fidati dell’indice armonizzato dei prezzi!”
Per chi sia poi armonizzato è tutto da capire.
Perché Inflazione è invitata alla festa?
Perché — e qui sta il punto nevralgico — Inflazione è la migliore amica del Debito Pubblico.
Tutto è iniziato un bel giorno di primavera.
Debito pubblico e Inflazione si erano seduti al tavolo del ristorante più caro della città. Avevano ordinato: champagne, caviale, ostriche, tartufi e patè. Alla fine si presentò il cameriere con il conto.
Debito era pronto a svenire. Ma ecco che prese l’iniziativa Inflazione, sorridente:
“Pago io!” E lo fece davvero, dicendo in un orecchio a Debito: pago con soldi che valgono sempre meno. Il ristoratore protestò, chiamò la Finanza, ma la legge dice che quei soldi, pur svalutati, sono validi. Quindi Debito e Inflazione se ne andarono fischiettando.
Ecco perché l’inflazione è l’unica amica fedele del debito. Non litiga mai, non sciopera, non vota contro, non si ribella. Lavora silenziosamente ogni notte, mentre il Paese dorme. E quando ti svegli, i tuoi soldi… valgono meno.
Chi comprese l’importanza del legame tra debito e inflazione
Quando la montagna del debito pubblico cominciò a fare davvero paura, nei palazzi del potere qualcuno disse: “Ragazzi, se continuiamo così, il debito esplode.
Non possiamo né dichiarare default, né dire ai cittadini in faccia: ‘Vi dobbiamo tassare fino all’osso per ripagare tutto’. Ci serve… un’idea geniale.”
E fu allora che, in qualche ministero, banca centrale, think tank, nacque il Genio della Repressione Finanziaria.
Non aveva volto. Non era una sola persona. Era una mentalità, un’arte: far quadrare i conti senza farsi odiare apertamente.
Il Genio disse più o meno così: “Volete ridurre il peso del debito in maniera indolore? Vi do io la soluzione: fate salire un po’ i prezzi, tenete basse le cedole e i tassi sui risparmi. Così il debito si scioglie… e i cittadini neanche se ne accorgono.”
Tutti i sapientoni lo guardarono estasiati.
Il trucco svelato
Il Genio prese una lavagna e scrisse: “Immaginate questo: l’inflazione è al 5% , i titoli di Stato e i conti in banca rendono il 2%. Ogni anno il risparmiatore perde il 3% reale del potere d’acquisto. Il suo gruzzolo resta 1.000 sulla carta, pensa di avere 1000… ma realmente vale 960, poi 920, poi 880…”
Poi concluse: “Anche il debito pubblico è sempre 1.000 sulla carta, ma in termini reali, quelli che interessano a noi, pesa meno.
In pratica: – Lo Stato si alleggerisce e gode – Il risparmiatore si alleggerisce… suo malgrado.”
È una tassa nascosta: non arriva una cartella esattoriale, arriva il carrello della spesa.
Ma come si fa, nella pratica, a realizzare questo incantesimo?
Il Genio sussurra ai governi e alle banche:
- Tenete bassi i tassi nominali.
Non pagate troppo chi vi presta i soldi. Potrete sempre dire: “Tassi bassi sostengono la crescita, aiutano gli investimenti”. È vero in parte, e intanto il costo del debito pubblico resta sotto controllo. - Lasciate che l’inflazione si muova un po’ più in alto.
Non troppo da creare panico, ma abbastanza perché, anno dopo anno, il valore reale del debito — e dei risparmi — si riduca. È semplice aritmetica: se i prezzi salgono più del rendimento dei titoli, ciò che dovete restituire pesa meno. - Limitate le vie di fuga sicure per i risparmiatori.
Senza proibire nulla, orientate il sistema: regole prudenziali, vantaggi fiscali e requisiti di vigilanza spingono banche, assicurazioni e fondi pensione a investire soprattutto in titoli di Stato. Sono “sicuri”, sono “di interesse nazionale”. Se poi li rendete fiscalmente più convenienti di altre forme di risparmio, il cerchio si chiude. - Raccontate tutto come una protezione.
“Stiamo salvando il sistema”, “Difendiamo la stabilità”, “È per il bene collettivo”. Anche questo non è falso: stabilità e fiducia sono davvero importanti. Ma questa narrazione aiuta a rendere accettabili politiche che, di fatto, mantengono bassi i rendimenti reali.
La sostanza, però, resta semplice: il risparmiatore viene mantenuto in un recinto in cui i suoi soldi rendono meno dell’inflazione.
Oggi la chiamano “repressione finanziaria”. Espressione dura, ma il meccanismo è lineare: non ti impedisco di risparmiare, anzi; faccio soltanto in modo che i tuoi risparmi fruttino poco e si consumino, lentamente e in silenzio, mentre lo Stato alleggerisce il proprio debito reale.
Una genialità maligna
Dal punto di vista di chi governa, ha tre vantaggi mostruosi:
• Non si vede subito
Le persone non sentono: “oggi ti ho tolto il 4% dei risparmi”. Sentono solo che “tutto costa di più”.
• Non bisogna chiedere il permesso
Una grande patrimoniale andrebbe votata, discussa, scatenerebbe proteste.
L’inflazione con tassi bassi, invece, agisce in silenzio, riga dopo riga sull’estratto conto.
• Colpisce soprattutto i più prudenti
Chi ha tenuto da parte i risparmi in strumenti sicuri, chi non specula, chi ha fiducia nelle istituzioni, è quello che viene tosato per primo.
Un paradosso crudele: il cittadino prudente, risparmiatore diventa il salvatore del debito pubblico.
Ecco dove sta la malignità: non è un colpo di pugnale, è una goccia d’acido. Lenta, ma costante.
Il capolavoro. Far passare la tosatura per protezione
Il Genio della Repressione Finanziaria, alla fine, diede il suo consiglio supremo:
“Ricordatevi: dovete sempre dire che lo fate per il loro bene. – Per il bene della stabilità. – Per proteggere il sistema. – Per difendere i loro stessi risparmi. Così, mentre perdono potere d’acquisto, penseranno di essere stati salvati.”
Ed è proprio questo l’aspetto più inquietante: Se ti rubano il portafoglio, te ne accorgi. Se ti dicono “l’inflazione è sotto controllo, i mercati sono rassicurati”,
e intanto il tuo denaro compra ogni anno meno cose, fai più fatica a capire chi ti sta portando via che cosa.
Morale della favola
Nella grande favola del debito pubblico, i personaggi sono tanti:
• lo Stato che promette,
• il Cittadino credulone
• il Debito Pubblico che cresce,
• l’Inflazione che balla,
• il Risparmiatore che spera,
e sullo sfondo, sorridendo nell’ombra, il Genio della Repressione Finanziaria,
che sussurra: “Non ti preoccupare, non ti sto togliendo niente. Sto solo facendo in modo che i tuoi soldi valgano un po’ meno ogni anno. Per il tuo bene, naturalmente.”
E così, senza urla, senza rivoluzioni, senza grandi annunci, il debito si alleggerisce…
e i risparmiatori anche.
Poteva andare diversamente? Non lo so
Lo Stato avrebbe potuto o dovuto dire la verità? Tipo: “Viviamo sopra le nostre possibilità da 40 anni. Il conto lo pagheranno i figli.” Gli avremmo creduto?
Ma non lo ha detto, acqua passata.
La gente potrebbe chiedere conto: “Perché io devo ripagare il debito che avete fatto voi?” Ma non lo chiede.
Così il debito cresce, gli interessi si accumulano, le generazioni si succedono. Questo meccanismo si chiama effetto snowball (palla di neve): se i tassi reali sono più alti della crescita economica, la palla cresce; se sono più bassi, si scioglie.
Ed è qui che entra in gioco la repressione finanziaria: tassi reali negativi = il debito reale scende anche se nominalmente resta uguale o cresce poco. Non lo dico io, è la definizione formale di Reinhart & Sbrancia, FMI, 2011.
E tutti vivono come se il futuro fosse una terra straniera, dove nessuno mai arriverà.
Credetemi Lettori, seguite il mio consiglio: vivete sereni, siate speranzosi, non preoccupatevi troppo per il Debito Pubblico.
Il debito sparirà, prima di esistere non c’era, ad un certo punto non ci sarà più.
Nessuno lo ripianerà. Si scioglierà come neve al sole. (Vorrei aggiungere: come il vostro portafoglio, ma non lo dico – Cancellate)
Purtroppo per noi che eravamo disciplinati, onesti, ligi: abbiamo sbagliato, era meglio fare o avere debiti. Come fanno gli Americani.
MORALE MANZONIANA
“Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune.”
— Alessandro Manzoni
