Esercizi spirituali laici del 14 luglio 2026

Oggi lasciamo l’Occidente e attraversiamo l’Eurasia fino alla Cina del IV secolo a.C., nel cuore del taoismo — la tradizione filosofica e spirituale cinese fondata sull’idea di un Tao (la “Via”, il principio che regola spontaneamente l’ordine naturale delle cose, a cui l’uomo saggio si adegua invece di contrastarlo). L’autore è Zhuangzi (Chuang-tzu), uno dei padri fondatori del taoismo insieme a Laozi, vissuto tra il 369 e il 286 a.C. circa. Il suo libro, che porta il suo stesso nome, Zhuangzi, è una raccolta di parabole, dialoghi immaginari e aforismi scritti con un’ironia tagliente, capace di smontare le certezze del lettore più di qualunque trattato sistematico.

Il brano che propongo oggi è una parafrasi fedele — non una citazione letterale da una traduzione specifica — di una delle sue parabole più celebri: quella del cuoco Ding e il bue.

Il testo

Il principe Wenhui osservava il suo cuoco, Ding, mentre squartava un bue. Ogni gesto della mano, ogni movimento della spalla, ogni passo del piede, ogni pressione del ginocchio erano un’unica danza: il coltello scorreva con un suono armonioso, come se seguisse il ritmo di un’antica melodia sacra.

“Che meraviglia,” disse il principe, “la tua abilità ha raggiunto una perfezione simile!”

Il cuoco posò il coltello e rispose: “Ciò che il vostro servo ama è la Via, che va oltre la semplice abilità. Quando cominciai a squartare buoi, vedevo davanti a me solo buoi interi, e non sapevo dove infilare la lama. Dopo tre anni, non vedevo più il bue come un tutto. Oggi lo incontro con lo spirito, non lo guardo con gli occhi: la conoscenza dei sensi si ferma, e lo spirito si muove dove vuole. Seguo la struttura naturale del corpo, faccio scorrere il coltello nelle grandi cavità, lo guido lungo le grandi aperture, mi affido a ciò che è già così — e non tocco mai un tendine o un legamento, figuriamoci un osso grande.”

“Un buon cuoco cambia il coltello ogni anno, perché taglia. Un cuoco mediocre lo cambia ogni mese, perché spezza. Il mio coltello ha diciannove anni e ha squartato migliaia di buoi, eppure la sua lama è affilata come se fosse appena uscita dalla pietra. Le giunture hanno degli spazi vuoti, e il filo del coltello non ha spessore: ciò che non ha spessore, inserito in uno spazio vuoto, ha tutto lo spazio che vuole per muoversi. Ecco perché dopo diciannove anni la mia lama è ancora come nuova.”

“Eppure, ogni volta che arrivo a un punto complicato, vedo la difficoltà, mi faccio guardingo, fermo lo sguardo, rallento il gesto. Muovo il coltello con estrema delicatezza, finché — d’un tratto — la carne si separa, cadendo a terra come zolla di terra smossa. Allora mi fermo, coltello in mano, mi guardo intorno pieno di soddisfazione, e poi lo pulisco e lo ripongo.”

Il principe Wenhui disse: “Eccellente! Ascoltando le parole del mio cuoco, ho imparato come nutrire la vita.”

Perché questo testo

Ho scelto questa parabola perché rovescia un’aspettativa: pensiamo che la maestria consista nella forza, nella determinazione a piegare la materia alla nostra volontà. Zhuangzi ci mostra l’opposto — un artefice della non-forzatura (wu wei, il “non agire” taoista: non passività, ma azione che asseconda invece di contrastare la natura delle cose) che non spreca il coltello contro l’osso, ma trova gli spazi vuoti già esistenti nella struttura del reale, e vi si infila. È un’immagine potente per chiunque lavori con parole, idee, relazioni umane: la vera competenza non è forzare un varco, ma imparare a vedere dove il varco già esiste.

Per meditare

Fermatevi un momento su un problema che vi assilla in questi giorni — un conflitto, una scadenza, una decisione difficile. Chiedetevi: sto cercando di tagliare l’osso, sto usando la forza contro una resistenza che non cede? O riesco a vedere, come il cuoco Ding, gli spazi vuoti già presenti nella situazione — il punto in cui il problema si lascia attraversare senza spezzarsi? Non è rassegnazione: è un’attenzione più fine, che precede l’azione invece di sostituirla.

Giustizia e libertà sempre e per tutti

Rispondi