La Ragione che regge il cosmo intero
Di Cleante di Asso, il secondo capo della scuola stoica
Chi era Cleante
Cleante nacque ad Asso, in Asia Minore, intorno al 330 a.C. Prima di dedicarsi alla filosofia fu, secondo la tradizione, pugile; arrivato ad Atene già adulto e senza mezzi, si racconta che lavorasse di notte come portatore d’acqua negli orti per potersi permettere di giorno le lezioni di Zenone di Cizio, il fondatore dello stoicismo. Alla morte di Zenone, verso il 262 a.C., gli succedette alla guida della Scuola del Portico, che resse per oltre trent’anni fino alla propria morte, intorno al 230 a.C. Di lui restano solo frammenti: la sua opera più vasta è andata perduta quasi interamente, e l’Inno a Zeus è ciò che di più compiuto ci è arrivato della sua voce.
Il testo da meditare
Fra i pochi frammenti giunti fino a noi di Cleante di Asso, il più intero e il più bello è un inno rivolto a Zeus — non il dio delle mitologie popolari, capriccioso e vendicativo, ma il nome che gli stoici davano alla Ragione che regge il cosmo intero.
Gloriosissimo fra gli immortali, tu che porti molti nomi e sei sempre onnipotente, Zeus, principio della natura, che tutto governi secondo legge: a te si rivolge ogni essere mortale, perché da te discendiamo, noi soli fra tutto ciò che vive e striscia sulla terra portiamo un’immagine della tua voce.
Così si apre il canto. Cleante prosegue descrivendo come nulla accada sulla terra senza la volontà di questo Logos universale — né in cielo, né nel mare, se non ciò che compiono gli stolti nella loro follia. Perché esiste il male, se tutto è retto da una legge razionale? Qui Cleante non elude la domanda: dice che la Ragione universale sa trasformare in bene anche ciò che appare cattivo, intrecciando insieme le cose buone e quelle cattive in un solo ordine eterno, che regge senza posa. Ma esiste una parte del male, ammette il poeta, che gli uomini producono da soli, allontanandosi volontariamente dalla legge comune per inseguire i propri appetiti disordinati: la ricchezza, il piacere del corpo, la vana gloria.
L’inno si chiude con una supplica che è insieme preghiera e programma di vita: che quella stessa Ragione che governa l’universo liberi gli uomini dall’ignoranza funesta, e conceda loro di conoscere quella legge intelligente con cui essa amministra ogni cosa con giustizia — affinché, onorati di tale conoscenza, possano a loro volta onorarla, cantando senza sosta le sue opere, come si conviene a chi nasce mortale: perché non c’è dono più grande, né per gli uomini né per gli dèi, che celebrare con giusta lode la legge comune che regge l’universo.
Perché ho scelto questo testo
Perché è la prova che la filosofia stoica, prima di diventare il manuale di autocontrollo un po’ asciutto che spesso conosciamo attraverso Epitteto o Marco Aurelio, nasce come atto di lode: uno stupore religioso davanti all’ordine del mondo. E perché Cleante, ex pugile e portatore d’acqua, ci ricorda che la ricerca della saggezza non è mai stata un privilegio riservato a chi nasce con gli strumenti per permetterselo.
Per la meditazione
Prova a rileggere la domanda che Cleante non elude: se il mondo ha un ordine, da dove viene il male che ci facciamo da soli? La sua risposta — che il male nasce quando inseguiamo appetiti disordinati allontanandoci dalla legge comune — non è un consolatorio “va tutto bene così”. È un invito severo a chiederti, oggi, quali dei tuoi appetiti ti stanno allontanando dall’ordine più grande a cui, volente o nolente, appartieni.
