Esercizi spirituali laici del 3 agosto 2026 bis

La voce

Masnavi – Tradizione sufi – XIII secolo

Contesto storico

Jalāl al-Dīn Rūmī (1207–1273), conosciuto semplicemente come Rūmī, è una delle figure più importanti del sufismo, la corrente mistica dell’Islam. Nato nell’attuale Afghanistan e vissuto soprattutto a Konya, nell’odierna Turchia, compose il Masnavi, un vastissimo poema spirituale considerato da molti il “Corano in lingua persiana” per la profondità della sua riflessione, pur non avendo alcun carattere sacro. Fra i suoi testi più celebri vi è una poesia che invita a guardare la vita interiore con occhi nuovi.

Il testo da meditare

L’essere umano è una casa per gli ospiti.

Ogni mattina arriva qualcuno.

Una gioia, una depressione, una meschinità,
un lampo di consapevolezza
giungono come visitatori inattesi.

Accoglili e ricevili tutti.

Anche se sono una folla di dolori
che con violenza svuota la tua casa
di tutti i mobili,
tratta ugualmente ogni ospite con onore.

Forse ti sta preparando
a una nuova gioia.

Il pensiero oscuro,
la vergogna,
la malizia,
accoglili sulla soglia sorridendo
e invitali a entrare.

Sii grato

per chiunque arrivi,

perché ciascuno

è stato inviato

come guida dall’aldilà.

Una voce accanto

Rūmī non dice che ogni emozione sia buona. Dice qualcosa di più sottile: ogni emozione merita di essere ascoltata prima di essere giudicata. Spesso combattiamo ciò che proviamo. Vorremmo espellere immediatamente la paura, la tristezza, la rabbia. Ma ciò che viene respinto senza essere compreso tende a ritornare sotto altre forme. L’immagine della casa è illuminante. Noi non siamo i nostri ospiti. La paura entra, ma non è la casa. La gioia entra, ma non è la casa. Anche il dolore, per quanto sembri interminabile, non coincide con ciò che siamo. Questa poesia non invita alla rassegnazione. Invita a una forma di attenzione. Prima di decidere se un visitatore debba restare o partire, vale la pena chiedergli che cosa sia venuto a insegnare. È una lezione che dialoga con molte tradizioni: con gli stoici, che distinguevano gli eventi dal nostro giudizio; con il buddhismo, che osserva gli stati mentali senza identificarvisi; e con la psicologia contemporanea, che riconosce il valore dell’ascolto delle proprie emozioni.

Quale “ospite” è entrato oggi nella tua casa interiore? Lo hai subito cacciato, oppure gli hai concesso il tempo necessario per capire che cosa aveva da dirti?

Domus mea tibi patet.

La mia casa è aperta per te.

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