Esercizi spirituali laici del 10 settembre 2026

Un laico sincero non domanda:” chi parla?”; chiede “che cosa posso imparare?”

Autore e fonte

Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), abate cistercense, tra le figure più influenti della spiritualità e della politica ecclesiastica del XII secolo — fu lui a predicare la seconda crociata e a scrivere contro Abelardo, ma la sua opera più duratura resta quella contemplativa. Il trattato De diligendo Deo (“Sull’amare Dio”), scritto attorno al 1126 su richiesta del cardinale Aimerico, descrive un percorso in quattro gradi con cui l’amore umano, partendo dall’interesse per sé, può arrivare fino all’unione con Dio — tema spiritualità medievale.

Testo da meditare

Bernardo distingue quattro gradi dell’amore, come quattro stadi di un unico cammino. Nel primo grado l’uomo ama sé stesso per sé stesso: è l’amore naturale, quello con cui ogni creatura si prende cura della propria sopravvivenza, e non ha nulla di riprovevole — è semplicemente il punto di partenza. Nel secondo grado l’uomo comincia ad amare Dio, ma ancora per il proprio bene: lo cerca perché ne ha bisogno, perché lo protegge, perché gli è utile — è la preghiera di chi chiede, non ancora di chi contempla.

Nel terzo grado avviene lo spostamento decisivo: l’uomo ama Dio per Dio stesso, non più per quel che ne riceve. È qui, scrive Bernardo, che l’amore comincia a essere davvero casto, perché non cerca più nulla per sé. Nel quarto grado, il più alto e il più raro — Bernardo stesso ammette di non sapere se sia raggiungibile pienamente in questa vita — l’uomo arriva ad amare persino sé stesso soltanto per Dio: la propria identità si scioglie, come una goccia d’acqua versata nel vino che ne prende il colore e il sapore, senza restare più distinguibile.

Bernardo descrive questa condizione finale con un’immagine che è rimasta tra le più citate della mistica occidentale: come una goccia d’acqua versata in molto vino sembra dissolversi del tutto, assumendo il colore e il gusto del vino, così ogni affetto umano, in quello stato, si scioglierà in modo ineffabile nella volontà di Dio.

Accompagnamento al testo

Ciò che colpisce in questa scala non è la meta, che resta per definizione fuori portata quotidiana, ma la sua onestà nel punto di partenza: Bernardo non condanna l’amore di sé del primo grado, non chiede di saltarlo con uno sforzo di volontà. Lo tratta come un gradino necessario, da attraversare e non da negare. È una pedagogia paziente, quasi opposta a certi moralismi che pretendono di correggere l’egoismo con un atto di volontà istantaneo: qui il cammino ha una logica interna, e ogni grado prepara il successivo senza rinnegarlo.

Anche fuori da un contesto religioso, la scala di Bernardo resta utile come mappa psicologica: quanto delle nostre relazioni — con le persone, con il lavoro, con le idee che difendiamo — si ferma al primo o al secondo grado, cioè cerca ancora, sotto la superficie, un ritorno per sé? E quanto invece riesce, anche per un solo istante, ad amare qualcosa o qualcuno senza calcolo, per quello che è e non per quello che restituisce? In quali relazioni della mia vita sto ancora amando “per interesse”, senza rendermene conto? C’è stato un momento in cui ho amato qualcosa — una persona, un’idea, un lavoro — senza aspettarmi nulla in cambio? Che cosa provavo in quel momento? Che cosa significherebbe, per me, la goccia d’acqua che si scioglie nel vino — perdere qualcosa di sé senza sentirsi diminuiti?

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