il coraggio di immaginare ciò che ancora non esiste
Origine e fonte
Gianni Rodari (1920-1980) è ricordato soprattutto come scrittore per bambini, ma sarebbe riduttivo considerarlo soltanto un autore di favole. Maestro, giornalista, poeta e pedagogista, fece dell’immaginazione una questione profondamente umana e civile. Nel 1970 ricevette il Premio Hans Christian Andersen e nel 1973 pubblicò la Grammatica della fantasia, nata anche dall’esperienza degli incontri con insegnanti tenuti a Reggio Emilia. È proprio da quest’opera che prendiamo il punto di partenza della meditazione di oggi.
Testo da meditare
Rodari scrive nella Grammatica della fantasia:
«Tutti gli usi della parola a tutti.»
E subito chiarisce il significato di questa affermazione con un’altra celebre formula: non perché tutti debbano diventare artisti, ma perché nessuno debba essere privato della possibilità di esprimersi e immaginare. Fermiamoci sulla prima frase.
Tutti gli usi della parola a tutti.
Non soltanto a chi ha studiato. Non soltanto a chi possiede una cattedra, un giornale, un microfono o un’autorità riconosciuta. La parola appartiene anche al bambino, alla persona semplice, a chi cerca faticosamente il modo di dire ciò che sente. Per Rodari l’immaginazione non è un lusso da concedersi dopo avere risolto le cose serie della vita: è una delle facoltà attraverso le quali l’essere umano può sottrarsi alla prigionia di ciò che esiste già.
Accompagnamento
C’è una forma sottile di rassegnazione che comincia quando confondiamo ciò che esiste con ciò che è possibile.
Una guerra dura da anni e pensiamo che durerà necessariamente ancora. Una società produce disuguaglianze e finiamo per considerarle naturali. Un rapporto fra due persone si è irrigidito e ciascuno assegna all’altro un ruolo dal quale ormai non gli permette più di uscire. Persino di noi stessi qualche volta diciamo: sono fatto così, trasformando la nostra storia passata in una sentenza sul futuro.
Rodari introduce in questa apparente necessità una piccola forza sovversiva: l’immaginazione.
Immaginare non significa negare la realtà. Il bambino che trasforma una sedia in un’astronave sa benissimo che quella rimane una sedia. Proprio per questo il suo gioco contiene qualcosa di importante: riesce a vedere contemporaneamente ciò che una cosa è e ciò che potrebbe diventare.
Forse anche l’adulto ha bisogno di conservare questa capacità.
La fantasia, quando viene separata dalla responsabilità, può certamente diventare evasione; ma una ragione incapace di immaginare alternative rischia il difetto opposto, perché diventa amministratrice dell’esistente. Sa descrivere perfettamente il mondo, calcolarne i vincoli, prevederne le conseguenze, e tuttavia non riesce più a formulare la domanda dalla quale sono nate molte trasformazioni umane: perché deve essere necessariamente così?
Prima di diventare realtà, molte cose sono state infatti considerate impossibili, ingenue o perfino ridicole. Qualcuno ha dovuto immaginare una società nella quale lo schiavo fosse libero, il povero avesse diritti, le donne votassero, i bambini non fossero soltanto piccoli adulti da disciplinare, gli avversari potessero risolvere un conflitto senza uccidersi. L’immaginazione non ha realizzato da sola queste trasformazioni, naturalmente; ma difficilmente una trasformazione comincia se nessuno riesce prima a concepire ciò che ancora non c’è.
Qui il pensiero di Rodari diventa particolarmente adatto a una meditazione laica. Non ci chiede di credere nell’impossibile. Ci invita piuttosto a non dichiarare impossibile troppo presto ciò che non abbiamo ancora provato a immaginare.
E questo riguarda anche la nostra vita più ordinaria. Possiamo immaginare una risposta diversa da quella che diamo sempre, un gesto verso una persona dalla quale ci siamo allontanati, una giornata non interamente occupata dalle nostre abitudini, persino un giudizio su qualcuno che lasci aperta la possibilità che sia cambiato.
Forse diventare vecchi non significa necessariamente perdere la fantasia. Potrebbe significare darle qualcosa che il bambino ancora non possiede: l’esperienza. Dopo avere visto molte volte ciò che gli uomini riescono a fare nel bene e nel male, possiamo continuare a guardare il mondo senza ingenuità e tuttavia rifiutare di considerarlo definitivamente compiuto.
Rodari sembra lasciarci proprio su questa soglia: piedi ben appoggiati nella realtà e, nello stesso tempo, una finestra aperta su ciò che potrebbe essere.
C’è qualcosa nella mia vita o nel mondo che ormai considero inevitabile soltanto perché ho smesso di immaginare che possa essere diverso?

Immagine irreale realizzata con strumenti digitali innocui
«Sbagliando s’inventa.»
— Gianni Rodari, Il libro degli errori

