Mary Parker Follett – «Porta la tua differenza, accogli la mia»
Un laico sincero non domanda:” chi parla?”; chiede “che cosa posso imparare?”
Principia
Coltivare esercizi spirituali significa dedicare tempo e pratiche alla cura del proprio modo di vivere. Regole interne: Non dominare gli altri, non lasciarsi dominare. La dignità comincia dall’autonomia della coscienza. Una lettura antica per interrogare il presente. Non cercare risposte definitive, ma imparare a formulare domande migliori.
Autore e fonte
Mary Parker Follett (1868–1933) studiò storia e politica al Radcliffe College, poi lavorò nei quartieri di Boston. Si impegnò perché gli edifici scolastici restassero aperti anche fuori dall’orario delle lezioni: nel 1911 contribuì ad aprire un centro sociale nella East Boston High School. Per lei la democrazia si imparava anche lì, dove persone diverse potevano incontrarsi e organizzare attività comuni. Dedicò a queste idee The New State (1918) e, più tardi, Creative Experience (1924).
Un piccolo episodio che Follett raccontò rende concreto il suo pensiero. In una sala della biblioteca di Harvard, un’altra persona voleva aprire la finestra; lei voleva chiuderla. Scoprirono che una cercava aria fresca e l’altra voleva evitare il vento addosso: aprirono la finestra della stanza accanto. La soluzione nacque quando chiarirono i bisogni dietro le richieste iniziali.
Cogito ergo sum
Testo da meditare
In The New State Follett scrive: «Give your difference, welcome my difference» — «Porta la tua differenza, accogli la mia». Più avanti aggiunge: «We must learn to think of discussion not as a struggle but as experiment in coöperation» — «Dobbiamo imparare a pensare alla discussione come a un esperimento di cooperazione, anziché come a una lotta». Sono due brevi estratti autentici, tratti rispettivamente dai capitoli III e XIII.
Diogene di Sinope detto il Cinico
Accompagnamento
Il pensiero di Follett, qui parafrasato, chiede qualcosa di più impegnativo della semplice cortesia. Se eliminiamo ogni differenza per andare d’accordo, perdiamo ciò che ciascuno poteva apportare. Se trattiamo ogni differenza come un’offesa, smettiamo di cercare. Nell’episodio della finestra, «aperta» e «chiusa» sembravano le sole possibilità finché le due persone non dissero che cosa desideravano davvero. Follett chiama integrazione questo lavoro di comprensione e invenzione: una possibilità nuova può nascere dall’incontro di esigenze espresse con chiarezza.
Proviamo a ripensare a un dissenso recente, anche piccolo. Quale richiesta abbiamo pronunciato? Quale bisogno cercavamo di proteggere con quella richiesta? E che cosa sappiamo del bisogno dell’altra persona: lo abbiamo ascoltato o lo abbiamo dedotto da soli? Possiamo scrivere le risposte prima di riprendere la conversazione. È un modo per mettere alla prova la nostra prima lettura dei fatti.
Un esercizio richiede anche di non cedere troppo in fretta. La propria differenza va portata: tacere ciò che conta per noi priverebbe il dialogo di una parte della realtà. Allo stesso tempo, accogliere quella altrui significa lasciarle la possibilità di modificare il problema come lo avevamo formulato. Esiste forse una terza strada? Se oggi non la troviamo, possiamo almeno uscire dal confronto con una descrizione più precisa delle esigenze in gioco. In quali discussioni della nostra vita stiamo ancora litigando sulla finestra, senza aver parlato dell’aria e del vento?

«Dobbiamo imparare a pensare alla discussione come a un esperimento di cooperazione, anziché come a una lotta»
Chiusa
Ogni giorno provo a fermarmi su una voce, un anelito e a ricavarne una riflessione: lo faccio anzitutto per me e la condivido con chi desidera farmi compagnia. Chi vuole approfondire troverà nei testi originali parole, sfumature e domande che questa pagina può soltanto introdurre.
Nulla dies sine linea — Nessun giorno senza una linea.
(Il motto proverbiale nasce dal racconto di Plinio il Vecchio sul pittore Apelle, che si esercitava ogni giorno tracciando almeno una linea.)



